<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Studio Legale Corciulo &#187; prova</title>
	<atom:link href="https://www.studiolegalecorciulo.it/category/prova/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.studiolegalecorciulo.it</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Tue, 25 Aug 2026 11:25:00 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
		<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
		<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=3.9.40</generator>
	<item>
		<title>Comune ritenuto responsabile ex art. 2051 c.c. delle infiltrazioni provenienti da una piazza pubblica</title>
		<link>https://www.studiolegalecorciulo.it/comune-ritenuto-responsabile-ex-art-2051-c-c-delle-infiltrazioni-provenienti-da-una-piazza-pubblica/</link>
		<comments>https://www.studiolegalecorciulo.it/comune-ritenuto-responsabile-ex-art-2051-c-c-delle-infiltrazioni-provenienti-da-una-piazza-pubblica/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 17:18:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Avv. Corciulo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[danno patrimoniale]]></category>
		<category><![CDATA[Diritto civile]]></category>
		<category><![CDATA[prova]]></category>
		<category><![CDATA[risarcimento danni]]></category>
		<category><![CDATA[Tutti]]></category>
		<category><![CDATA[comune]]></category>
		<category><![CDATA[custodia]]></category>
		<category><![CDATA[danni]]></category>
		<category><![CDATA[responsabilità]]></category>
		<category><![CDATA[risarcimento]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.studiolegalecorciulo.it/?p=465</guid>
		<description><![CDATA[Con la sentenza n. 471 resa in data 28 maggio 2026, il Tribunale di Livorno ha condannato il Comune ritenendolo responsabile ai sensi e per gli effetti dell’art. 2051 c.c. (obbligo di custodia) dei danni materiali derivanti dai difetti di impermeabilizzazione della copertura della pubblica piazza sovrastante un garage privato che presentava al suo interno [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Con la sentenza n. 471 resa in data 28 maggio 2026, il Tribunale di Livorno ha condannato il Comune ritenendolo responsabile ai sensi e per gli effetti dell’art. 2051 c.c. (obbligo di custodia) dei danni materiali derivanti dai difetti di impermeabilizzazione della copertura della pubblica piazza sovrastante un garage privato che presentava al suo interno gravi infiltrazioni d&#8217;acqua provenienti dal predetto suolo pubblico.<br />
La  pronuncia &#8211; ravvisato il nesso di causalità tra la pavimentazione della piazza pubblica e le infiltrazioni nel sottostante garage &#8211; conferma l&#8217;orientamento giurisprudenziale volto a tutelare il cittadino dinanzi all&#8217;inerzia manutentiva della P.A. sui beni di cui ha il controllo diretto ex art. 2051 c.c.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.studiolegalecorciulo.it/comune-ritenuto-responsabile-ex-art-2051-c-c-delle-infiltrazioni-provenienti-da-una-piazza-pubblica/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La notifica tramite pec è nulla se l&#8217;indirizzo non risulta essere inserito nei registri pubblici</title>
		<link>https://www.studiolegalecorciulo.it/la-notifica-tramite-pec-e-nulla-se-lindirizzo-non-risulta-essere-inserito-nei-registri-pubblici/</link>
		<comments>https://www.studiolegalecorciulo.it/la-notifica-tramite-pec-e-nulla-se-lindirizzo-non-risulta-essere-inserito-nei-registri-pubblici/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 16 Dec 2025 18:23:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Avv. Corciulo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritto civile]]></category>
		<category><![CDATA[Diritto penale]]></category>
		<category><![CDATA[procedura civile]]></category>
		<category><![CDATA[processo telematico]]></category>
		<category><![CDATA[prova]]></category>
		<category><![CDATA[responsabilità professionale]]></category>
		<category><![CDATA[Tutti]]></category>
		<category><![CDATA[cassazione]]></category>
		<category><![CDATA[notifica]]></category>
		<category><![CDATA[pec]]></category>
		<category><![CDATA[validità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.studiolegalecorciulo.it/?p=462</guid>
		<description><![CDATA[Le Sezioni unite penali della Cassazione hanno risposto al quesito sollevato dall’ordinanza n. 33741/2025 chiarendo che il deposito telematico effettuato su una casella pec non presente negli elenchi ministeriali (DGSIA) equivale ad un deposito inesistente ai fini della validità procedurale. Tale principio si applica anche nel caso in cui l’invio sia riferibile all’ufficio giudiziario competente [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Le Sezioni unite penali della Cassazione hanno risposto al quesito sollevato dall’ordinanza n. 33741/2025 chiarendo che il deposito telematico effettuato su una casella pec non presente negli elenchi ministeriali (DGSIA) equivale ad un deposito inesistente ai fini della validità procedurale. Tale principio si applica anche nel caso in cui l’invio sia riferibile all’ufficio giudiziario competente e nonostante la cancelleria abbia preso in carico il fascicolo.<br />
In conclusione, secondo il parere degli &#8220;ermellini&#8221;, l’errore sull’indirizzo pec non consente alcuna rimessione in termini, ragion per cui ricade sull&#8217;avvocato la responsabilità di individuare correttamente il domicilio digitale dell’ufficio giudiziario.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.studiolegalecorciulo.it/la-notifica-tramite-pec-e-nulla-se-lindirizzo-non-risulta-essere-inserito-nei-registri-pubblici/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Condominio e rumore di tacchi dal piano superiore: no al reato di disturbo della quiete pubblica</title>
		<link>https://www.studiolegalecorciulo.it/condominio-e-rumore-di-tacchi-dal-piano-superiore-no-al-reato-di-disturbo-della-quiete-pubblica/</link>
		<comments>https://www.studiolegalecorciulo.it/condominio-e-rumore-di-tacchi-dal-piano-superiore-no-al-reato-di-disturbo-della-quiete-pubblica/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 10 May 2025 08:41:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Avv. Corciulo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Condominio]]></category>
		<category><![CDATA[Danno non patrimoniale]]></category>
		<category><![CDATA[Diritto civile]]></category>
		<category><![CDATA[procedura civile]]></category>
		<category><![CDATA[prova]]></category>
		<category><![CDATA[risarcimento danni]]></category>
		<category><![CDATA[Tutti]]></category>
		<category><![CDATA[condomini]]></category>
		<category><![CDATA[condominio]]></category>
		<category><![CDATA[danno]]></category>
		<category><![CDATA[quiete]]></category>
		<category><![CDATA[responsabilità]]></category>
		<category><![CDATA[rumore]]></category>
		<category><![CDATA[scarpe]]></category>
		<category><![CDATA[tacchi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.studiolegalecorciulo.it/?p=446</guid>
		<description><![CDATA[Le proprietarie di un appartamento sito in condominio denunciano i residenti dell’appartamento soprastante poiché, alle prime ore del mattino, camminano con i tacchi, spostano le sedie e trascinano la mobilia. A causa di tali emissioni moleste, in primo e secondo grado, i vicini rumorosi vengono condannati al pagamento di 200,00 euro ciascuno per il reato [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Le proprietarie di un appartamento sito in condominio denunciano i residenti dell’appartamento soprastante poiché, alle prime ore del mattino, camminano con i tacchi, spostano le sedie e trascinano la mobilia. A causa di tali emissioni moleste, in primo e secondo grado, i vicini rumorosi vengono condannati al pagamento di 200,00 euro ciascuno per il reato di disturbo alle occupazioni e al riposto delle persone (art. 659 c.p.).<br />
Se le emissioni rumorose provenienti da un appartamento ubicato in un condominio disturbano solo i residenti dell’appartamento sottostante è configurabile il reato di disturbo alla quiete pubblica?<br />
La Corte di Cassazione, Sezione III Penale, con la sentenza 17 gennaio 2024, n. 2071, risponde negativamente. La fattispecie contravvenzionale postula che la fonte sonora arrechi disturbo ad una pluralità indeterminata di persone, ma è configurabile anche nel caso di un ristretto numero di soggetti, come i residenti in uno stabile condominiale. Tuttavia, per ravvisare la responsabilità penale del soggetto agente, non basta che i rumori arrechino disturbo ai soli residenti degli appartamenti inferiori (o superiori) rispetto alla fonte di propagazione, ma è necessario che tali emissioni rumorose arrechino disturbo ad una più consistente parte degli occupanti del condominio, poiché solo così può ritenersi integrata la compromissione della quiete pubblica.<br />
Gli ermellini precisano che è irrilevante che le lamentele provengano solo da uno o due soggetti, mentre occorre accertare che l’emissione sia idonea ad arrecare disturbo a molti condomini e non solo a quelli sottostanti. Inoltre, è necessario acclarare che la diffusività in concreto dei rumori sia tale da superare i limiti della normale tollerabilità. Nel caso di specie, i giudici di legittimità escludono che la condotta molesta dei due condomini del piano superiore integri il reato, poiché il rumore provocato dal calpestio dei tacchi e dallo spostamento dei mobili non è idoneo a propagarsi e a recare disturbo ad altri. Tuttavia, la circostanza che tale condotta non integri un illecito penale non esclude che possa configurare un illecito civile con eventuale diritto al risarcimento del danno (ex art. 844 c.c.). Infatti, le ragioni della persona disturbata possono essere fatte valere in sede civile, azionando i diritti derivanti dai rapporti di vicinato.<br />
Fonte: Altalex.com (articolo di Marcella Ferrari)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.studiolegalecorciulo.it/condominio-e-rumore-di-tacchi-dal-piano-superiore-no-al-reato-di-disturbo-della-quiete-pubblica/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il rinnovo del CTU e i poteri discrezionali del giudice di merito</title>
		<link>https://www.studiolegalecorciulo.it/accompagnamento-il-rinnovo-di-ctu-rientra-tra-i-poteri-discrezionali-del-giudice-di-merito/</link>
		<comments>https://www.studiolegalecorciulo.it/accompagnamento-il-rinnovo-di-ctu-rientra-tra-i-poteri-discrezionali-del-giudice-di-merito/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 09 Jan 2023 16:07:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Avv. Corciulo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Contratti e obbligazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Danno non patrimoniale]]></category>
		<category><![CDATA[danno patrimoniale]]></category>
		<category><![CDATA[Diritto civile]]></category>
		<category><![CDATA[diritto del lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[procedura civile]]></category>
		<category><![CDATA[prova]]></category>
		<category><![CDATA[responsabilità professionale]]></category>
		<category><![CDATA[risarcimento danni]]></category>
		<category><![CDATA[Tutti]]></category>
		<category><![CDATA[cassazione]]></category>
		<category><![CDATA[ctu]]></category>
		<category><![CDATA[giudice]]></category>
		<category><![CDATA[nomina]]></category>
		<category><![CDATA[tribunale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.studiolegalecorciulo.it/?p=435</guid>
		<description><![CDATA[Il giudice di merito non è tenuto, anche a fronte di un&#8217;esplicita richiesta di parte, a disporre una rinnovazione della CTU. In tal senso si è espressa la Corte di Cassazione nell&#8217;ordinanza n. 36259 del 13 dicembre 2022. Il caso: Il Tribunale rigettava il ricorso proposto da Tizio nei confronti dell&#8217;INPS ex art. 445 bis [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il giudice di merito non è tenuto, anche a fronte di un&#8217;esplicita richiesta di parte, a disporre una rinnovazione della CTU. In tal senso si è espressa la Corte di Cassazione nell&#8217;ordinanza n. 36259 del 13 dicembre 2022.<br />
Il caso: Il Tribunale rigettava il ricorso proposto da Tizio nei confronti dell&#8217;INPS ex art. 445 bis cod. proc. civ. per l&#8217;accertamento del requisito sanitario ai fini del riconoscimento del beneficio dell&#8217;indennità di accompagnamento e dell&#8217;accertamento dello status di portatore di handicap in situazione di gravità.<br />
Il giudice del merito riteneva infatti pienamente condivisibili le conclusioni cui era giunto il consulente tecnico nominato in sede di ATP, tratte dall&#8217;esame della documentazione allegata in atti e &#8220;&#8230;da accurati accertamenti diagnostici effettuati in base a corretti criteri tecnici ed iter logico ineccepibile&#8221;. Tizio ricorre in Cassazione, contestando le conclusioni del CTU in merito all&#8217;inquadramento delle patologie dallo stesso sofferte in quanto sottostimate rispetto al quadro diagnostico rappresentato. Per la Cassazione il motivo è inammissibile: sul punto ribadisce che:a) in tema di consulenza tecnica d&#8217;ufficio, il giudice di merito non è tenuto, anche a fronte di un&#8217;esplicita richiesta di parte, a disporre una rinnovazione, atteso che il rinnovo dell&#8217;indagine tecnica rientra tra i poteri discrezionali del giudice di merito, sicché non è neppure necessaria una espressa pronunzia sul punto; b) nel caso in esame, le critiche di nullità della sentenza di merito per non aver tenuto conto di alcune certificazioni e della gravità della patologia sofferta, limitandosi a richiamare acriticamente le conclusioni rese dal CTU, si traducono in un mero dissenso diagnostico e non si rivelano idonee a confutare i fatti e le circostanze accertate e valutate dal Tribunale; c) nel giudizio in materia d&#8217;invalidità il vizio, denunciabile in sede di legittimità, della sentenza che abbia prestato adesione alle conclusioni del consulente tecnico d&#8217;ufficio, è ravvisabile in caso di palese devianza dalle nozioni correnti della scienza medica, la cui fonte va indicata, o nell&#8217;omissione degli accertamenti strumentali dai quali, secondo le predette nozioni, non può prescindersi per la formulazione di una corretta diagnosi, mentre al di fuori di tale ambito la censura costituisce mero dissenso diagnostico che si traduce in un&#8217;inammissibile critica del convincimento del giudice, e ciò anche con riguardo alla data di decorrenza della richiesta prestazione.</p>
<p>Fonte: www.avvocatoandreani.it</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.studiolegalecorciulo.it/accompagnamento-il-rinnovo-di-ctu-rientra-tra-i-poteri-discrezionali-del-giudice-di-merito/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Come ottenere un decreto ingiuntivo su fatture elettroniche</title>
		<link>https://www.studiolegalecorciulo.it/come-ottenere-un-decreto-ingiuntivo-su-fatture-elettroniche/</link>
		<comments>https://www.studiolegalecorciulo.it/come-ottenere-un-decreto-ingiuntivo-su-fatture-elettroniche/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 14 Sep 2022 06:57:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Avv. Corciulo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[decreto ingiuntivo]]></category>
		<category><![CDATA[Diritto civile]]></category>
		<category><![CDATA[procedura civile]]></category>
		<category><![CDATA[processo telematico]]></category>
		<category><![CDATA[prova]]></category>
		<category><![CDATA[Tutti]]></category>
		<category><![CDATA[decreto]]></category>
		<category><![CDATA[elettronica]]></category>
		<category><![CDATA[fattura]]></category>
		<category><![CDATA[ingiuntivo]]></category>
		<category><![CDATA[ricorso]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.studiolegalecorciulo.it/?p=425</guid>
		<description><![CDATA[Gli imprenditori e i professionisti sanno perfettamente che per recuperare un credito nei confronti di un cliente insolvente è necessario rivolgersi al Tribunale (o al Giudice di Pace, se il credito è inferiore a 5.000 €) e richiedere un ingiunzione di pagamento, comunemente nota come decreto ingiuntivo. Il Codice di Procedura Civile consente a chi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Gli imprenditori e i professionisti sanno perfettamente che per recuperare un credito nei confronti di un cliente insolvente è necessario rivolgersi al Tribunale (o al Giudice di Pace, se il credito è inferiore a 5.000 €) e richiedere un ingiunzione di pagamento, comunemente nota come decreto ingiuntivo.<br />
Il Codice di Procedura Civile consente a chi è creditore di una somma liquida di danaro di richiedere al giudice l’emissione del decreto contenente l’ingiunzione di pagamento a determinate condizioni, elencate nell’art. 633, ovvero:<br />
se del diritto fatto valere si dà prova scritta;<br />
se il credito riguarda onorari per prestazioni giudiziali o stragiudiziali o rimborso di spese fatte da avvocati, procuratori, cancellieri, ufficiali giudiziari o da chiunque altro ha prestato la sua opera in occasione di un processo;<br />
se il credito riguarda onorari, diritti o rimborsi spettanti ai notai a norma della loro legge professionale, oppure ad altri esercenti una libera professione o arte, per la quale esiste una tariffa legalmente approvata.<br />
A norma del successivo art. 634, sono prove scritte idonee le polizze e promesse unilaterali per scrittura privata e i telegrammi, anche se mancanti dei requisiti prescritti dal codice civile nonché, con particolare riferimento a imprenditori e professionisti, gli estratti autentici delle scritture contabili di cui agli articoli 2214 e seguenti del codice civile, purché bollate e vidimate nelle forme di legge e regolarmente tenute, nonché gli estratti autentici delle scritture contabili prescritte dalle leggi tributarie, quando siano tenute con l&#8217;osservanza delle norme stabilite per tali scritture.<br />
L’avvento della fatturazione elettronica, tuttavia, ha avuto importati ripercussioni su questa ultima norma, tanto da spingere alcuni autori a sostenere che l’art. 634, co. 2, cpc debba ritenersi implicitamente abrogato o comunque modificato, in ragione delle caratteristiche proprie della fattura elettronica.<br />
Ma andiamo con ordine.<br />
La fattura elettronica è stata introdotta in Italia sin dalla legge finanziaria 2008 su impulso dell’Unione Europea, ma è diventata realtà soltanto a piccoli passi: è infatti obbligatoria verso la Pubblica Amministrazione dal 2014, e dal 2018 tra privati.<br />
Con il Decreto Legge n. 36/2022, l’obbligo di fatturazione elettronica è stato esteso dal 1° luglio 2022 anche ai contribuenti forfettari che, nell’anno precedente, hanno superato la soglia di 25.000 € di compensi, e dal 1° gennaio 2024 sarà obbligatoria per tutti i forfettari, indipendentemente dal compenso annuo.<br />
Riassumendo le regole tecniche contenute nel provvedimento n. 89757/2018 dell’Agenzia delle Entrate, possiamo sintetizzare le caratteristiche della fattura elettronica come segue:<br />
è un documento fiscale elettronico munito di firma digitale, come tale immodificabile;<br />
comprova con certezza la sua avvenuta emissione;<br />
è nota all’autorità fiscale dato che transita attraverso il Sistema di Interscambio (SdI);<br />
si può dimostrare con certezza la sua emissione e la sua avvenuta ricezione attraverso il deposito dei duplicati informatici della fattura e di tutte le ricevute di posta elettronica certificata di consegna (tre per i privati o quattro per le P.A.);<br />
nei casi di fattura verso la Pubblica Amministrazione, si può anche dimostrare il riconoscimento del credito da parte dell’amministrazione, producendo la pec di avvenuta accettazione.<br />
In considerazione di queste caratteristiche, l’art. 1, co. 3ter del D.Lgs. n. 127/2015 prevede che i soggetti obbligati ad emettere in via esclusiva fatture elettroniche trasmesse mediante lo SdI sono esonerati dall’obbligo di annotazione nei registri contabili di cui agli art. 23 e 25 del D.P.R. n. 633/1972.<br />
Ciò induce a ritenere logico che, per tali soggetti, sia venuto meno anche l’obbligo di tenere questi registri, che servirebbero soltanto per essere utilizzati come prova scritta del credito in base al disposto dell’art. 634, co. 2, cpc in un eventuale ricorso monitorio.<br />
Diversi Tribunale si sono già pronunciati nel senso di ritenere la fattura elettronica equipollente all’estratto autentico delle scritture contabili previsto dall’art. 634 co. 2 cpc (Tribunale di Verona del 29.11.2019; Tribunale di Vicenza del 25.10.2019, Tribunale di Padova del 25.05.2020, Tribunale di Cuneo del 14.04.2021) aprendo così la strada al deposito di ricorsi per ingiunzione di pagamento senza dover preventivamente richiedere l’estratto autentico notarile delle scritture contabili, evitando all’imprenditore di sostenere il relativo costo.<br />
Ma come si devono produrre in giudizio le fatture elettroniche per dare prova scritta del credito?<br />
Alcuni Tribunali hanno ritenuto di poter emettere il decreto ingiuntivo in favore del ricorrente sulla base del solo file “.xml” della fattura elettronica, ma per maggiore tranquillità è preferibile allegare anche tutte le comunicazioni ricevute a mezzo pec dallo SdI, attestanti l’invio e la consegna della fattura elettronica al destinatario.<br />
Se il ricorso monitorio deve essere depositato in Tribunale, non sorgono particolari difficoltà: grazie al processo civile telematico, è possibile allegare tutti i file necessari (separatamente o in una cartella zip) alla busta telematica, e potranno essere facilmente consultati dal Magistrato.<br />
Se invece il credito è inferiore a 5.000 €, competente per valore all’emissione del decreto ingiuntivo è il Giudice di Pace, davanti al quale il processo civile telematico è ancora in fase di sperimentazione.<br />
In questo caso, alcuni Uffici hanno ritenuto sufficiente l’allegazione della “copia cartacea” della fattura digitale, ovvero la stampa del file .xml opportunamente aperto attraverso gli appositi visualizzatori, ma per evitare opposizioni è sempre meglio depositare nel tradizionale fascicolo cartaceo un supporto digitale (chiavetta USB, scheda SD, CD) contenente tutti i file digitali che si depositerebbero in Tribunale.</p>
<p>Fonte: Altalex.com (Avv. Galimberti)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.studiolegalecorciulo.it/come-ottenere-un-decreto-ingiuntivo-su-fatture-elettroniche/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Tik Tok, madre condannata a rimuovere i video con la figlia</title>
		<link>https://www.studiolegalecorciulo.it/tik-tok-madre-condannata-a-rimuovere-i-video-con-la-figlia/</link>
		<comments>https://www.studiolegalecorciulo.it/tik-tok-madre-condannata-a-rimuovere-i-video-con-la-figlia/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 26 Oct 2021 08:46:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Avv. Corciulo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Danno non patrimoniale]]></category>
		<category><![CDATA[Diritto civile]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[privacy]]></category>
		<category><![CDATA[prova]]></category>
		<category><![CDATA[risarcimento danni]]></category>
		<category><![CDATA[Tutti]]></category>
		<category><![CDATA[consenso]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
		<category><![CDATA[genitori]]></category>
		<category><![CDATA[immagini]]></category>
		<category><![CDATA[socialnetwork]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.studiolegalecorciulo.it/?p=415</guid>
		<description><![CDATA[Il padre non era d&#8217;accordo: il Tribunale di Trani ricorda che è necessario che il consenso alla pubblicazione sia prestato dai genitori, concordemente tra loro (ordinanza 30 agosto 2021) Anche i video pubblicati su TikTok finiscono nel mirino dei giudici. Per la prima volta il Tribunale di Trani &#8211; con l’ordinanza del 30 agosto 2021 [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il padre non era d&#8217;accordo: il Tribunale di Trani ricorda che è necessario che il consenso alla pubblicazione sia prestato dai genitori, concordemente tra loro (ordinanza 30 agosto 2021)</p>
<p>Anche i video pubblicati su TikTok finiscono nel mirino dei giudici.</p>
<p>Per la prima volta il Tribunale di Trani &#8211; con l’ordinanza del 30 agosto 2021 (testo in calce) &#8211; si è occupato dei filmati condivisi sul social network dove vengono caricati contenuti di breve durata.</p>
<p>Il Tribunale ha considerato che la pubblicazione da parte della madre di video con la figlia minorenne (di circa nove anni) integra violazione di una serie di norme, nazionali, comunitarie ed internazionali.</p>
<p>In particolare, l’articolo 16 della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo che stabilisce che “nessun fanciullo sarà oggetto di interferenze arbitrarie nella sua vita privata, nella sua famiglia, nel suo domicilio o nella sua corrispondenza e neppure di affronti illegali al suo onore e alla sua reputazione” e che “il fanciullo ha diritto alla protezione della legge contro tali interferenze o tali affronti”.</p>
<p>Il Tribunale ricorda poi come il Regolamento europeo sulla protezione dei dati (GDPR) e il Codice della Privacy considerano l&#8217;immagine fotografica dei propri figli un dato personale, la sua diffusione integrando così un&#8217;interferenza nella vita privata. Dunque, nel caso di minori di anni quattordici, secondo le normi vigenti in Italia, è necessario che il consenso alla pubblicazione di tali dati sia prestato dai genitori, invece dei propri figli, concordemente tra loro e senza arrecare pregiudizio all&#8217;onore, al decoro e alla reputazione dell&#8217;immagine del minore.</p>
<p>Nell’ordinanza, il Tribunale di Trani fa anche sue le considerazioni del Tribunale di Mantova, che precisava in una sentenza del 19 settembre 2017 che “l&#8217;inserimento di foto di minori sui social network costituisce comportamento potenzialmente pregiudizievole per essi in quanto ciò determina la diffusione delle immagini fra un numero indeterminato di persone, conosciute e non, le quali possono essere malintenzionate e avvicinarsi ai bambini dopo averli visti più volte in foto on-line, non potendo inoltre andare sottaciuto l&#8217;ulteriore pericolo costituito dalla condotta di soggetti che taggano le foto on-line dei minori e, con procedimenti di fotomontaggio, ne traggono materiale pedopornografico da far circolare fra gli interessati. Dunque, il pregiudizio per il minore è insito nella diffusione della sua immagine sui social network sicché l&#8217;ordine di inibitoria e di rimozione va impartito immediatamente”.</p>
<p>Pertanto, il Tribunale ha condannato la madre a rimuovere i video ed a versare una somma di 50 euro sul conto della figlia per ogni eventuale giorno di ritardo nell&#8217;esecuzione dell&#8217;ordine di rimozione.</p>
<p>Al di là del diritto all’immagine, infatti, le conseguenze della condivisione di immagini o video di minori su Internet sulla loro Privacy ma anche la loro sicurezza possono essere altamente dannose.</p>
<p>Questa pratica, che consiste nel condividere continuamente foto dei propri figli sui social, è chiamata “sharenting”  ed è già stata oggetto di diversi commenti. Infatti, la condivisione di tali immagini regala ai bambini un “tatuaggio digitale” indelebile, di cui non sono sempre contenti in seguito. Inoltre, non è esente da rischi. Ad esempio, si considera che entro il 2030 lo sharing rappresenterà i due terzi di tutte le frodi di identità che colpiscono i giovani. Le informazioni condivise dai genitori possono essere successivamente utilizzate per prestiti fraudolenti, transazioni con carta di credito e truffe negli acquisti online.</p>
<p>Non solo, tale pratica può anche creare problemi per l&#8217;incolumità fisica di un bambino. Molte foto d&#8217;infanzia &#8220;innocenti&#8221; pubblicate dai genitori trovano la loro strada nei siti Web pedofili. Una foto può esporre un luogo a estranei. Le persone malintenzionate possono utilizzare le informazioni per contattare i bambini sotto falsa identità con l&#8217;intenzione di abusarne. Questo è ancora più vero considerando i video che vengono spesso caricati sul social TikTok.</p>
<p>È altresì importante ricordare che ogni foto postata online verrà infine analizzata da diversi algoritmi che sono in grado di elaborare ed acquisire da tali immagini numerosi dati personali. Sebbene il GDPR sancisca l’esistenza del diritto alla cancellazione dei dati, quando si tratta di diffusione online, da un lato molto spesso i dati ivi presenti non vengono cancellati ma solo resi invisibili, dall’altro lato la perdita del controllo sugli stessi è di fatto inevitabile, essendo impossibile rintracciare le singole ipotesi di “copia” o “download” su terminali di terze parti.[1]</p>
<p>Il considerando 38 del GDPR recita che “i minori meritano una specifica protezione relativamente ai loro dati personali, in quanto possono essere meno consapevoli dei rischi, delle conseguenze e delle misure di salvaguardia interessate nonché dei loro diritti in relazione al trattamento dei dati personali”. È proprio per questo motivo che, come ricorda il Tribunale di Trani nell’ordinanza commentata, è necessario che il consenso alla pubblicazione online di immagini dei figli minori sia prestato dai genitori.</p>
<p>Tuttavia, secondo alcuni autori[2], il Regolamento europeo trascura purtroppo la possibilità che i genitori possano non essere tecnologicamente competenti per salvaguardare la privacy dei propri figli o che non sempre si sentano obbligati ad agire nel migliore interesse dei propri figli. Così, l&#8217;uso della &#8220;condivisione&#8221; come mezzo per convalidare il ruolo dei genitori è cresciuto in modo esponenziale e ha portato all&#8217;esposizione online dell&#8217;identità dei bambini senza alcun riguardo per le possibili conseguenze negative come il furto di identità, la criminalità online e la privazione dell&#8217;autonomia e del diritto all&#8217;autodeterminazione dei propri figli.</p>
<p>Pertanto, il Tribunale ha giustamente accolto il ricorso del padre nel caso di specie per tutelare i diritti della figlia minorenne. È da augurarsi che decisioni analoghe, e la loro diffusione, possano accrescere la consapevolezza dei genitori delle possibili conseguenze e dei rischi della condivisione di immagini, e a maggior ragione video, dei propri figli online.</p>
<p>Fonte: Altalex.com &#8211; articolo a cura di Marco Martorana </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.studiolegalecorciulo.it/tik-tok-madre-condannata-a-rimuovere-i-video-con-la-figlia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Uso di carta di credito altrui: quando è legittimo?</title>
		<link>https://www.studiolegalecorciulo.it/uso-di-carta-di-credito-altrui-quando-e-legittimo/</link>
		<comments>https://www.studiolegalecorciulo.it/uso-di-carta-di-credito-altrui-quando-e-legittimo/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 Jun 2021 09:50:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Avv. Corciulo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Contratti e obbligazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Danno non patrimoniale]]></category>
		<category><![CDATA[danno patrimoniale]]></category>
		<category><![CDATA[Diritto bancario]]></category>
		<category><![CDATA[Diritto penale]]></category>
		<category><![CDATA[prova]]></category>
		<category><![CDATA[risarcimento danni]]></category>
		<category><![CDATA[Tutti]]></category>
		<category><![CDATA[autorizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[banca]]></category>
		<category><![CDATA[cartadicredito]]></category>
		<category><![CDATA[reato]]></category>
		<category><![CDATA[utilizzo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.studiolegalecorciulo.it/?p=411</guid>
		<description><![CDATA[Per evitare che siano legittimate condotte abusive occorre provare l&#8217;autorizzazione del titolare e il suo interesse esclusivo (Cass. pen., sentenza n. 18609/2021) L&#8217;esistenza della volontà da parte del titolare della carta di credito all&#8217;uso ad opera di terzi deve essere rigorosamente valutata, al fine di evitare che siano legittimate condotte abusive (Cass. pen., sentenza n. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Per evitare che siano legittimate condotte abusive occorre provare l&#8217;autorizzazione del titolare e il suo interesse esclusivo (Cass. pen., sentenza n. 18609/2021)</p>
<p>L&#8217;esistenza della volontà da parte del titolare della carta di credito all&#8217;uso ad opera di terzi deve essere rigorosamente valutata, al fine di evitare che siano legittimate condotte abusive (Cass. pen., sentenza n. 18609/2021 &#8211; testo in calce).</p>
<p>La pronuncia che si annota consegue al ricorso proposto avverso la sentenza d&#8217;appello che, in riforma dell&#8217;assoluzione pronunciata in prime cure, condannava i coimputati per indebito utilizzo di carta di credito, intestata alla persona offesa, per ripetuti prelievi di carburante, effettuati in un&#8217;area di servizio in orario notturno.</p>
<p>Il giudice di prime cure aveva ritenuto scriminata la fattispecie di reato prevista dal D.Lgs. n. 231 del 2007, art. 55, comma 9, vigente all&#8217;epoca del fatto, sulla scorta delle dichiarazioni rese dalla persona offesa, concludendo che questa avesse assentito all&#8217;utilizzo della carta per estinguere il debito intercorrente con uno dei due imputati. La Corte d&#8217;appello aveva ribaltato il verdetto assolutorio riscontrando un prelievo di importo superiore al debito.</p>
<p>Con il ricorso veniva dedotta la mancanza di prova circa il contributo del ricorrente, sotto il profilo materiale e psicologico, all&#8217;ipotizzato utilizzo abusivo dell&#8217;altrui carta di credito; veniva altresì censurata la mancata considerazione dell&#8217;argomento utilizzato dalla sentenza di primo grado per dimostrare l&#8217;esistenza del consenso dell&#8217;avente diritto all&#8217;uso dello strumento di pagamento.</p>
<p>La Corte di cassazione ha considerato immune da censure il decisum dei giudici di secondo grado evidenziando come il giudizio di responsabilità dell&#8217;imputato fosse stato da questi fondato sull&#8217;apprezzamento delle modalità oggettive della condotta degli imputati e sugli accertamenti di pg che, ad onta delle dichiarazioni della persona offesa, impedivano di ipotizzare la rilevanza di un eventuale consenso dell&#8217;avente diritto e facevano emergere l&#8217;uso indebito &#8211; perchè finalizzato all&#8217;esclusivo profitto dell&#8217;imputato &#8211; della carta di credito di cui altri era titolare.</p>
<p>Ha poi precisato la Corte che la scriminante del consenso dell&#8217;avente diritto non possa operare rispetto alla fattispecie prevista dal D.Lgs. n. 231 del 2007, art. 55, comma 9 oggi trasfusa nell&#8217;art. 493 ter c.p.. Ciò in quanto l&#8217;esimente in questione richiede che il bene giuridico protetto dalla norma incriminatrice rientri nella categoria dei diritti disponibili e tale non è l&#8217;interesse pubblico alla sicurezza delle transazioni commerciali e alla fiducia nell&#8217;utilizzazione da parte dei consociati di mezzi sostitutivi del contante che, unitamente al patrimonio personale del titolare dello strumento di pagamento, viene protetto dalla norma che sanziona l&#8217;uso indebito di carte di credito.</p>
<p>Stante la natura plurioffensiva della fattispecie incriminatrice e l&#8217;indisponibilità dell&#8217;oggetto di tutela, la Corte ha concluso che l&#8217;omesso esame dell&#8217;operatività della causa di giustificazione da parte della sentenza impugnata non aveva prodotto alcun effetto deteriore per il ricorrente, trattandosi di ipotesi che non poteva essere riconosciuta nella specie.</p>
<p>Secondo la Corte di cassazione, i giudici territoriali avrebbero poi valutato correttamente la condotta considerata anche sotto il profilo dell&#8217;esame del requisito soggettivo del reato contestato, desumendo la consapevolezza dell&#8217;uso indebito della carta di credito e il fine di profitto perseguito dalle modalità della condotta e dall&#8217;assenza di prova circa un&#8217;eventuale autorizzazione da parte del titolare della carta di credito: autorizzazione che assume rilevanza solo ove sia apprezzabile in modo manifesto che il terzo utilizzatore dello strumento di pagamento o di prelievo di denaro agisca esclusivamente nell&#8217;interesse del titolare, eseguendo materialmente le operazioni consentite con l&#8217;uso della carta di credito, su disposizione del titolare legittimo.</p>
<p>Ed invero – ha precisato la Corte &#8211; se pur non può ignorarsi che l&#8217;utilizzo degli strumenti elettronici da persona diversa dal titolare possa costituire evento non infrequente (quando per ragioni di impedimento momentaneo &#8211; dovuto a particolari condizioni di fragilità, disabilità, ovvero a ragioni di salute &#8211; il titolare non sia in grado di utilizzare lo strumento di pagamento, pur avendone necessità), è necessario che l&#8217;eventuale autorizzazione costituisca lo strumento per la realizzazione esclusiva dell&#8217;interesse del titolare della carta di credito.</p>
<p>Ne consegue quindi che l&#8217;esistenza della volontà da parte del titolare della carta di credito all&#8217;uso ad opera di terzi debba essere rigorosamente valutata, al fine di evitare che siano legittimate condotte abusive poste in essere grazie all&#8217;apparente autorizzazione del titolare.</p>
<p>Di qui il rigetto del ricorso e la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.</p>
<p>Fonte: Altalex.com (articolo di Anna Larussa)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.studiolegalecorciulo.it/uso-di-carta-di-credito-altrui-quando-e-legittimo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Pedone investito: risponde il conducente che rispetta i limiti di velocità?</title>
		<link>https://www.studiolegalecorciulo.it/pedone-investito-risponde-il-conducente-che-rispetta-i-limiti-di-velocita/</link>
		<comments>https://www.studiolegalecorciulo.it/pedone-investito-risponde-il-conducente-che-rispetta-i-limiti-di-velocita/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 14 Apr 2021 08:51:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Avv. Corciulo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Circolazione stradale]]></category>
		<category><![CDATA[Danno non patrimoniale]]></category>
		<category><![CDATA[Diritto penale]]></category>
		<category><![CDATA[prova]]></category>
		<category><![CDATA[risarcimento danni]]></category>
		<category><![CDATA[Tutti]]></category>
		<category><![CDATA[pedone]]></category>
		<category><![CDATA[responsabilità]]></category>
		<category><![CDATA[sinistro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.studiolegalecorciulo.it/?p=407</guid>
		<description><![CDATA[Non vale ad escludere il delitto di cui all’art. 589 c.p. la circostanza che i pedoni attraversino la strada improvvisamente, o si attardino nell’attraversare, costituendo un rischio tipico e pertanto prevedibile nella circolazione stradale (Cass. pen., sez. IV, sentenza 24 febbraio 2021, n. 7094). La vicenda portata all’attenzione della Corte trae origina dalla condanna, per [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Non vale ad escludere il delitto di cui all’art. 589 c.p. la circostanza che i pedoni attraversino la strada improvvisamente, o si attardino nell’attraversare, costituendo un rischio tipico e pertanto prevedibile nella circolazione stradale (Cass. pen., sez. IV, sentenza 24 febbraio 2021, n. 7094).</p>
<p>La vicenda portata all’attenzione della Corte trae origina dalla condanna, per il delitto di cui all’art. 589 c.p., di un automobilista, che, in violazione dell’art. 141 co. 1,2,3, C.d.S., nel procedere ad una velocità non adeguata alle caratteristiche del tratto (attraversamento di zona abitata) ed alle condizioni ambientali esistenti (asfalto bagnato per il violento temporale), investiva, cagionando lesioni personali da cui derivava il decesso, un pedone intento ad attraversare la strada al di fuori delle strisce pedonali.</p>
<p>Il giudice di primo grado, concludendo, a seguito di istruttoria dibattimentale, che il pedone fosse visibile dall’automobilista – e, dunque, prevedibile un suo eventuale attraversamento – ritenendo configurabile un rimprovero di colpa nei confronti dell’imputato, per non aver guidato con la massima attenzione, correlata alle avverse condizioni di tempo e luogo, sia pure rispettando il limite di velocità, condannava l’imputato alla pena di mesi sei di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali, concedendo il beneficio della sospensione condizionale della pena.</p>
<p>Con unico motivo di appello, l’imputato lamentava che il sinistro mortale si fosse verificato esclusivamente per fatto illecito della vittima, configurandosi una causa eccezionale, atipica e non prevedibile, da sola sufficiente a provocare l’evento. In particolare, analizzando le emergenze istruttorie, evidenziava la condotta del pedone, che avrebbe attraversato la strada senza usufruire delle strisce pedonali, nonostante l’incipiente arrivo dell’autovettura, facilmente visibile per la presenza dei proiettori ed a velocità – così come acclarato dal Ct del Pm – inferiore al limite stabilito di 50 km/h.</p>
<p>La Corte d’Appello confermava la pronuncia di condanna di primo grado.</p>
<p>Avverso tale provvedimento, a mezzo di proprio difensore di fiducia, l’imputato proponeva ricorso per Cassazione, con unico motivo, lamentando l’inosservanza ed erronea applicazione della legge penale – per manifesta illogicità, carenza e contraddittorietà della motivazione – nonché travisamento della prova laddove, nonostante più volte segnalato dalla difesa, la Corte territoriale non avrebbe proceduto ad una valutazione unitaria delle prove in atti, nonostante le numerose incongruenze in punto di ricostruzione della dinamica del sinistro e di esclusione della responsabilità dell’imputato. Ci si duoleva, in particolare, che la Corte territoriale fosse giunta ad escludere l’esistenza di una condotta imprudente ascrivibile al pedone, sulla base del positivo accertamento della responsabilità colposa, per violazione delle norme del codice della strada, da parte dell’imputato, sebbene fosse pacifico che il pedone, in siffatte condizioni di tempo e della strada, non aveva fatto prudente uso delle strisce pedonali: sul punto il ricorrente rilevava che il pedone aveva posto in essere un comportamento colposo costituente causa esclusiva del suo investimento.</p>
<p>La sentenza<br />
La Suprema Corte, nella sentenza in epigrafe indicata, afferma in primo luogo che l’addebito di colpa nei confronti dell’imputato, quantunque concorrente con quello della vittima, risulta lineare e coerente con le risultanze processuali.</p>
<p>Osserva infatti che all’imputato non viene contestato il superamento dei limiti di velocità imposti dal codice della strada, ma la prescrizione di cui all’art. 141 C.d.S: le condizioni metereologiche avverse, il centro abitato e la ridotta visibilità, avrebbero dovuto orientare la condotta dell’automobilista alla massima attenzione e prudenza, “a fronte di un evento, quale lì attraversamento di un pedone, non certo imprevedibile”.</p>
<p>Secondo la Corte di legittimità, il rispetto del limite massimo di velocità non vale ad escludere la condotta colposa dell’automobilista.</p>
<p>L’art. 141 del codice della strada, come noto, impone al conducente del veicolo di regolare la velocità alle caratteristiche ed alle condizioni della strada e del traffico, e ad ogni altra circostanza di qualsiasi natura, in modo che venga evitato ogni pericolo per la sicurezza delle persone, delle cose, ed ogni altra causa di disordine per la circolazione. In particolare, la norma impone all’automobilista di padroneggiare il controllo del proprio veicolo, ed il compimento di tutte le manovre necessarie, specie l’arresto tempestivo entro i limiti del campo visivo e dinanzi a qualsiasi ostacolo prevedibile.</p>
<p>Il Supremo Consesso, nella sentenza in questione, analizza un importante principio in tema di circolazione stradale – evocato peraltro nell’atto di ricorso a favore dell’imputato, che assumeva la non prevedibilità del comportamento tenuto dalla persona offesa, che avrebbe attraversato la strada imprudentemente – ossia il principio di affidamento.</p>
<p>Come noto, il principio di affidamento postula che ciascuno possa e debba confidare nel corretto comportamento altrui, nel fatto che ciascuno osservi le regole cautelari proprie delle rispettive attività svolte: ciascuno è tenuto ad osservare la propria regola cautelare riferibile al proprio modello di agente ed alla propria attività, e ha l’obbligo di contenere i rischi prevedibili ed evitabili che scaturiscono dal proprio comportamento, senza doversi anche “preoccupare” di evitare i rischi che possono derivare dall’altrui comportamento illecito.</p>
<p>Tale principio, in tema di circolazione stradale, come più volte declinato dalla Suprema Corte, trova un temperamento nell’opposto principio secondo il quale l’utente della strada è responsabile anche del comportamento imprudente altrui, purchè questo rientri nel limite della prevedibilità (cfr. ex multis Cass., sez. IV, n. 51747 del 27.11.2019, Ripepi; Cass. pen., sez. IV, n. 5691 del 2.2.2016, Tettamanti, Rv. 265981).</p>
<p>Pertanto, il conducente che noti sul proprio percorso la presenza di pedoni che tardano a scansarsi, deve rallentare la velocità, e, occorrendo, anche fermarsi, “allo scopo di prevenire inavvertenze e indecisioni pericolose dei pedoni stessi, che si presentino ragionevolmente prevedibili e probabili” (così sez. IV, sent. n. 8859 del 1988).</p>
<p>In tema di reato colposi (omicidio o lesioni) posti in essere nell’ambito della circolazione stradale, per escludere la responsabilità del conducente per l’investimento del pedone è necessario che la condotta di quest’ultimo si ponga come causa eccezionale ed atipica, imprevista e imprevedibile dell’evento, che sia stata da sola sufficiente a produrlo.</p>
<p>Nel caso di specie, non ravvisando un’ipotesi in tal senso, ritenendo invece che dalle risultanze istruttorie valorizzate dai giudici di merito (in particolare, dalle testimonianze svolte nel corso dell’istruttoria, che avevano appurato l’effettiva visibilità del pedone che attraversava) fosse assolutamente visibile – e prevedibile – l’attraversamento del pedone successivamente investito, la Corte di Cassazione rigetta il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali.</p>
<p>Fonte: Altalex.com</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.studiolegalecorciulo.it/pedone-investito-risponde-il-conducente-che-rispetta-i-limiti-di-velocita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Danno patrimoniale, come calcolarlo se la vittima non percepisce reddito?</title>
		<link>https://www.studiolegalecorciulo.it/danno-patrimoniale-come-calcolarlo-se-la-vittima-non-percepisce-reddito/</link>
		<comments>https://www.studiolegalecorciulo.it/danno-patrimoniale-come-calcolarlo-se-la-vittima-non-percepisce-reddito/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2020 16:26:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Avv. Corciulo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[danno patrimoniale]]></category>
		<category><![CDATA[Diritto civile]]></category>
		<category><![CDATA[procedura civile]]></category>
		<category><![CDATA[prova]]></category>
		<category><![CDATA[risarcimento danni]]></category>
		<category><![CDATA[Tutti]]></category>
		<category><![CDATA[danno]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[postumi]]></category>
		<category><![CDATA[risarcimento]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.studiolegalecorciulo.it/?p=400</guid>
		<description><![CDATA[Risarcibile il danno da perdita della capacità lavorativa, da liquidare con equo apprezzamento delle circostanze del caso (Cassazione, ordinanza n. 9682/2020) Il soggetto non percettore di reddito (si pensi alla casalinga o allo studente) ha diritto al ristoro del danno patrimoniale relativo alla perdita della capacità di lavoro. Per valutare il danno futuro, il giudice [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Risarcibile il danno da perdita della capacità lavorativa, da liquidare con equo apprezzamento delle circostanze del caso (Cassazione, ordinanza n. 9682/2020)</p>
<p>Il soggetto non percettore di reddito (si pensi alla casalinga o allo studente) ha diritto al ristoro del danno patrimoniale relativo alla perdita della capacità di lavoro. Per valutare il danno futuro, il giudice deve accertare se la vittima, senza l’incidente, avrebbe trovato un lavoro adatto al proprio profilo professionale e se i postumi dell&#8217;infortunio le consentano lo svolgimento del suddetto lavoro.</p>
<p>Così ha deciso la Corte di Cassazione con l’ordinanza 26 maggio 2020, n. 9682 (testo in calce).</p>
<p>A seguito di un sinistro stradale, la danneggiata agiva contro il danneggiante e la sua società assicuratrice, al fine di ottenere la condanna al risarcimento del danno. In primo grado, veniva accolta la richiesta risarcitoria limitatamente al danno non patrimoniale, mentre era rigettata quella relativa al danno patrimoniale derivante dalla perdita della capacità di guadagno e dalla distruzione del veicolo. In sede di gravame, il giudice riteneva che l’attrice non avesse diritto al danno patrimoniale perché non lo aveva provato. Si giunge così in Cassazione.</p>
<p>La ricorrente si duole del rigetto della domanda risarcitoria relativa al danno patrimoniale da perdita della capacità lavorativa. In particolare, ella era in procinto di laurearsi in architettura e, benché non vi fosse la prova che avrebbe esercitato la libera professione in futuro, soffriva comunque di un’invalidità che le avrebbe impedito anche lo svolgimento del mero lavoro domestico. Infatti, la consulenza tecnica aveva individuato postumi invalidanti pari al 65%. La Suprema Corte ritiene fondato il motivo di ricorso, in quanto il giudice del gravame non ha motivato il rigetto della domanda della danneggiata, o meglio la pronuncia risulta viziata da una motivazione apparente.</p>
<p>Nel caso di specie, occorre stimare il danno patrimoniale da perdita della capacità di guadagno di un soggetto che ha subito una rilevante invalidità e che non risultava percettore di reddito al momento dell’infortunio. Ricordiamo brevemente la differenza tra perdita della capacità di lavoro generica e specifica:</p>
<p>la perdita della capacità lavorativa generica si sostanzia in un danno non patrimoniale consistente nelle difficoltà ad esercitare un’occupazione lavorativa astrattamente intesa;<br />
la perdita della capacità lavorativa specifica è un danno patrimoniale consistente nella difficoltà di continuare a svolgere concretamente il proprio lavoro e da cui scaturisce il danno futuro da lucro cessante.<br />
Si ricorda che «gli effetti pregiudizievoli della lesione della salute del soggetto leso possono consistere in un danno patrimoniale da lucro cessante laddove vengano ad eliminare o a ridurre la capacità di produrre reddito» (Cass. 12211/2015). Per un approfondimento, si rimanda alla lettura della guida sul danno futuro.</p>
<p>Invece, nella fattispecie oggetto di scrutinio, i giudici di merito avevano negato il risarcimento per tale ultima posta di danno.</p>
<p>Nel caso in cui il soggetto che riporti delle lesioni permanenti non sia percettore di reddito (si pensi alla casalinga o allo studente), il giudice di merito deve effettuare due valutazioni:</p>
<p>stabilire se la vittima, qualora fosse rimasta sana, avrebbe verosimilmente svolto un lavoro redditizio;<br />
accertare se i postumi precludano (o meno) la possibilità di svolgere in futuro un lavoro e trarne un reddito.<br />
Invece, la Corte d’Appello si è limitata ad affermare che:</p>
<p>la vittima non avesse offerto un riscontro probatorio circa la contrazione del proprio reddito,<br />
«non esiste alcuna presunzione del fatto che le pur gravissime lesioni subite dall&#8217;attrice non le avrebbero consentito di esercitare la professione di architetto, atteso che all&#8217;epoca dei fatti la stessa non era neanche laureata».<br />
La Suprema Corte ritiene tale motivazione “al di sotto del minimo costituzionale” richiesto dalle Sezioni Unite (Cass. S.U. 8053/2014).</p>
<p>Quanto al primo rilievo, non si può pretendere da un soggetto non percettore di reddito la prova della contrazione delle proprie entrate come, invece, fatto dalla Corte d’Appello.</p>
<p>Quanto al secondo rilievo, non v’è consequenzialità tra il fatto che la vittima non avesse ancora conseguito la laurea con la circostanza che, in futuro, avrebbe potuto esercitare la professione di architetto.</p>
<p>Al giudice di merito era richiesto di liquidare un danno futuro, pertanto, avrebbe dovuto acclarare:<br />
se era verosimile che la vittima, rimanendo sana, si sarebbe laureata;<br />
se i postumi residuati all&#8217;infortunio erano compatibili con lo svolgimento delle attività lavorative, ivi compreso il lavoro domestico, confacenti alle abilità ed al grado di istruzione della vittima.<br />
La sentenza viene, quindi, cassata con rinvio alla Corte d’appello che, nella decisione, dovrà attenersi al seguente principio di diritto:<br />
&#8220;il danno da perdita o riduzione della capacità lavorativa di un soggetto adulto che, al momento dell&#8217;infortunio, non svolgeva alcun lavoro remunerato, va liquidato stabilendo (con equo apprezzamento delle circostanze del caso, ex art. 2056 c.c.):<br />
a) in primo luogo, se possa ritenersi che la vittima, se fosse rimasta sana, avrebbe cercato e trovato un lavoro confacente al proprio profilo professionale;<br />
b) in secondo luogo, se i postumi residuati all&#8217;infortunio consentano o meno lo svolgimento di un lavoro confacente al profilo professionale della vittima&#8221;.</p>
<p>Fonte: Altalex.com (articolo dell&#8217;Avv. Marcella Ferrari)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.studiolegalecorciulo.it/danno-patrimoniale-come-calcolarlo-se-la-vittima-non-percepisce-reddito/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Cartelle Inps: termine prescrizionale è di 5 anni</title>
		<link>https://www.studiolegalecorciulo.it/cartelle-inps-termine-prescrizionale-e-di-5-anni/</link>
		<comments>https://www.studiolegalecorciulo.it/cartelle-inps-termine-prescrizionale-e-di-5-anni/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 17 Feb 2020 08:52:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Avv. Corciulo]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[diritto tributario]]></category>
		<category><![CDATA[procedura civile]]></category>
		<category><![CDATA[prova]]></category>
		<category><![CDATA[Tutti]]></category>
		<category><![CDATA[cassazione]]></category>
		<category><![CDATA[equitalia]]></category>
		<category><![CDATA[inps]]></category>
		<category><![CDATA[prescrizione]]></category>
		<category><![CDATA[quinquennale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.studiolegalecorciulo.it/?p=391</guid>
		<description><![CDATA[Il termine prescrizionale delle cartelle Inps è quinquennale; è decennale quello relativo alla procedura amministrativa di discarico per inesigibilità in ambito fiscale. È quanto precisato dalla Cassazione con l’ordinanza 6 marzo 2019 &#8211; 16 gennaio 2020, n. 840 (testo in calce). Nella pronuncia in commento, la Suprema Corte è intervenuta per chiarire che, nella controversia [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il termine prescrizionale delle cartelle Inps è quinquennale; è decennale quello relativo alla procedura amministrativa di discarico per inesigibilità in ambito fiscale.</p>
<p>È quanto precisato dalla Cassazione con l’ordinanza 6 marzo 2019 &#8211; 16 gennaio 2020, n. 840 (testo in calce).</p>
<p>Nella pronuncia in commento, la Suprema Corte è intervenuta per chiarire che, nella controversia in esame relativa a cartelle di pagamento, non va applicata la normativa di riordino della disciplina della riscossione mediante ruoli, riguardante la revisione dei rapporti tra ente impositore e agente della riscossione.</p>
<p>In particolare, nel caso in oggetto, l’Agenzia delle Entrate &#8211; Riscossione subentrata ad Equitalia Servizi Riscossione spa, ha impugnato per cassazione la sentenza con cui la Corte di merito aveva accolto l’appello proposto da un contribuente, atteso che, il giudice dell’appello aveva ritenuto, condividendo quanto sancito dalla Cassazione nella sentenza n. 23397/2016, che il termine prescrizionale, applicabile al credito riferito alle cartelle di pagamento in questione, non era decennale ma quinquennale. Pertanto, ad avviso del giudice di merito, il credito azionato era da ritenersi prescritto, non essendo intervenuto alcun atto interruttivo.</p>
<p>Con l’unico motivo proposto, la ricorrente ha contestato la decisione impugnata, rilevando la mancata applicazione del termine decennale di prescrizione della cartella esattoriale, divenuta definitiva in quanto non impugnata. Come precisato dalle Sezioni Unite della Cassazione, con la sentenza n. 23397/2016, la prescrizione decennale non deriva dall’applicazione del disposto dell&#8217;art. 2953 c.c., in quanto non si può equiparare la cartella non opposta alla sentenza passata in giudicato, come si evince sia nella sopra menzionata sentenza della Suprema Corte, sia dall’applicazione del termine ordinario di cui all&#8217;art. 2946 c.c. che delle disposizioni in materia tributaria quali il D.Lgs. n. 46 del 1999, artt. 17 e 19 e del D. Lgs. n. 46 del 1999, art. 20.</p>
<p> Secondo parte ricorrente, dette disposizioni conferiscono un effetto novativo alle singole obbligazioni con la formazione della cartella esattoriale, per cui non valgono più i termini prescrizionali originari, ma va applicato un termine decennale per il riaffidamento all&#8217;agente della riscossione, da parte dell&#8217;ente creditore, dell&#8217;attività di recupero; per tali ragioni, l’unico termine di prescrizione del credito complessivamente considerato dalla cartella costituita, è decennale.</p>
<p>La Suprema Corte ha ritenuto infondate dette censure, e riportandosi alla pronuncia delle Sezioni Unite n. 23397/2016, ha rilevato che , a decorrere dal 1999, l&#8217;agente della riscossione non è più tenuto a riversare all&#8217;ente impositore le somme eventualmente corrispondenti ai ruoli trasmessi, ma deve versare soltanto ciò che effettivamente riesce a riscuotere, di volta in volta. Pertanto, per le riscossioni non andate a buon fine, va applicata la &#8220;procedura di discarico per inesigibilità&#8221;, disciplinata dal D.Lgs. n. 112 del 1999 cit., art. 19 e ss.., in base alla quale, l&#8217;agente della riscossione o il concessionario per poter ottenere il discarico delle &#8220;quote iscritte a ruolo&#8221; indicate nella comunicazione di inesigibilità inviata all&#8217;ente creditore, deve fornire a tale ente la prova della correttezza del proprio operato. Nel successivo art. 20, il legislatore ha introdotto una procedura con la quale l&#8217;ente creditore può controllare l&#8217;operato dell&#8217;agente della riscossione nel recupero della quota.</p>
<p>Inoltre, al comma 6 di tale articolo 20, è prevista, nell&#8217;ambito della procedura amministrativa intercorrente tra ente creditore e concessionario, una &#8220;norma generale di salvaguardia per l&#8217;ente creditore&#8221;, secondo la quale, qualora tale ente, nell&#8217;esercizio della propria attività istituzionale individui l&#8217;esistenza di elementi reddituali o patrimoniali riferibili agli stessi debitori, può, &#8220;a condizione che non sia decorso il termine di prescrizione decennale&#8221;, riaffidare all&#8217;agente della riscossione le somme in riscossione, indicandogli i nuovi beni da sottoporre a esecuzione, nonché i le azioni cautelari o esecutive da intraprendere. In questo caso, l&#8217;azione dell&#8217;agente della riscossione deve essere preceduta dalla notifica dell&#8217;avviso di intimazione previsto dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 50.</p>
<p>Detta norma, però, è applicabile solo all’imposizione fiscale per varie ragioni, ed il termine di prescrizione decennale, richiamato dall&#8217;art 20 del dlgs n. 112/1999 è di natura sostanziale, senza riferimento all&#8217;art. 2953 cc, perché richiamato solo in riferimento all&#8217;attività amministrativa di riscossione &#8220;per la quale, in ambito fiscale, vale come regola generale, il termine ordinario della prescrizione, nell&#8217;ambito di una procedura (di discarico per inesigibilità) del pari di natura pacificamente amministrativa.&#8221;</p>
<p>La Cassazione ha ritenuto di dare seguito all&#8217;orientamento sopra menzionato, e per tali ragioni, ha rigettato il ricorso.</p>
<p>Fonte: Altalex.com</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.studiolegalecorciulo.it/cartelle-inps-termine-prescrizionale-e-di-5-anni/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
